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Nuova centrale turbogas, una bomba sotto al vulcano

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A San Giovanni a Teduccio, alla porte di Napoli, nonostante l’avallo iniziale del Piano Regolatore Generale, è stata successivamente negata la possibilità di realizzare una struttura dedicataai giovani e alla musica li dove fino a poco tempo prima sorgeva la centrale termoelettrica di Napoli-Levante.

E’ così che mi sono attivato con una Interrogazione per ottenere risposte dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a tal riguardo.

Nel 1999, a seguito del decreto Bersani, l’Enel fu costretta a vendere alcune centrali a privati e nello specifico la centrale termoelettrica di Napoli-Levante, pur essendo destinata ad essere dismessa secondo il Piano Regolatore Generale del 1996, fu venduta alla Interpower (oggi Tirreno Power S.p.A.) che aveva come obiettivo quello di “rinnovare” l’impianto passando così da un piano
di riqualificazione ad un piano di re-industrializzazione.

la Tirreno Power S.p.A., nel giugno del 2004, ha attivato le procedure per costruire la nuova centrale turbogas di Vigliena, chiedendo – ed ottenendo – la non assoggettabilità alla procedura di VIA, che secondo la legge non è necessaria a seguito di “interventi di risanamento ambientale di centrali termoelettriche esistenti, anche accompagnati da interventi di ripotenziamento, da cui derivi un miglioramento dello stato di qualità dell’ambiente connesso alla riduzione delle emissioni”.

Al ministro dell’ambiente ho chiesto se non consideri necessario procedere all’adempimento della VIA che potrebbe mettere in luce una incompatibilità della struttura con il territorio, perchè secondo i comitati civici del territorio l’opera è sostanzialmente diversa da quella precedente e se in tal caso la Tirreno Power non si troverebbe costretta a versare i contributi previsti dalla legge, che risulterebbero mancate risorse incassate dallo Stato.

Altro punto fondamentale è come è possibile che tutto ciò sia avvenuto ed avviene senza dare seguito alle procedure previste dalle leggi e dalle direttive dell’UE per quanto concerne l’informazione e la partecipazione del pubblico al procedimento.

Nella zona di Napoli Est, purtroppo, sono presenti altri siti e opere impattanti quali la “Darsena Petroli” , ubicata a Vigliena, anch’essa destinata alla dismissione ma salvata da un protocollo d’intesa tra Regione Campania, Comune di Napoli, Napoli Orientale S.c.p.a., Kuwait Raffinazione e Chimica S.p.A. che ha permesso che nel sito si continui a scaricare tonnellate di carburanti per altri 20 anni; ed il nuovo Terminal di Levante, attualmente in costruzione, che costituirà, di fatto, un unicum con l’area della centrale termoelettrica, ennesima colata di cemento a mare, destinata a fare da scarico per le più grandi navi da container del mondo.

Dal sito del Ministero dell’Ambiente risulta che in data 15/01/2009, la Tirreno Power ha inoltrato la domanda per ottenere il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). In pratica si rileva, purtroppo, che anche in questo caso la procedura sinora attuata, nelle diverse fasi espletate, si basa ancora sugli stessi presupposti che concessero nel 2005 alla Tirreno Power l’autorizzazione per realizzare l’impianto di Vigliena. Cioè, senza assumere le molteplici criticità dell’area, che inducono, invece, a desistere dal riconfermare la permanenza in loco di un simile impianto.

Non è da sottovalutare il fatto che l’intera zona è stata nel frattempo ricompresa, dal nuovo Piano Nazionale di Emergenza per il Vesuvio, nella zona rossa ponendo ulteriori vincoli al tema indifferibile della sicurezza.

In conclusione ci troviamo di fronte ad una sorta di vera e propria “bomba sotto al vulcano”, di cui si finge di ignorare l’esistenza.

E’ triste prendere atto di come l’ambiente, bene comune, sia continuamente mortificato a vantaggio del profitto di pochi ed il controllo di “ciechi”.