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Si è chiusa un’era. Al Movimento ora serve unità

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Luigi Di Maio ieri ha parlato a lungo di coltellate alle spalle e di nemici interni. Secondo lei con chi ce l’aveva?
Il clima della caccia alle streghe può solo far male al M5S. E’ il momento dell’unità e di avere fiducia reciproca per poter rilanciare il M5S focalizzandoci sui bisogni importanti dei cittadini, dei più fragile, dei senza voce, delle comunità e dei gruppi sociali alla periferia del sistema di potere. La diversità di idee non può diventare un’elemento di divisione ma può continuare ad arricchire il M5S

Questa mossa facilita o rende più complesso il “dialogo schietto” auspicato da Roberto Fico agli Stati generali di Torino?
Luigi ha fatto una scelta generosa. Ha aperto uno spazio che ora va riempito di proposte. Credo che così il confronto sia più legittimato evitando che ogni documento per gli stati generali sia considerato eretico o dipinto dai cronisti come un attacco al capo politico.

In quella sede verrà decisa anche la modalità di elezione del prossimo “capo politico”?
In questi 2 anni il modello verticistico ha dimostrato di essere inadeguato a dare tutte le risposte necessarie alla comunità del M5S che nel 2018 è arrivata a contare 11milioni di cittadini italiani. Quello di cui abbiamo bisogno è l’intelligenza collettiva, una leadership collettiva decisionale con diverse menti a confronto capaci di un salto evolutivo nella politica, perchè il futuro ci parla di rete e di persone connesse che cambiano il mondo mentre l’uomo forte al comando di Salvini puzza di ventennio, puzza di secolo scorso in un epoca un cui anche le più grandi e innovative aziende multinazionali hanno abbandonato questo modello.

Che ruolo avrà la piattaforma Rousseau nella nuova governance del M5S?
Rousseau può essere concepita come l’unità di ricerca e sviluppo del M5S capace di fornire risposte tecnologiche e digitali al bisogno di partecipazione e civismo senza sostituire la necessità dell’incontro reale tra cittadini che hanno ancora bisogno di emozionarsi guardandosi negli occhi.
La gestione dei dati sensibili degli iscritti, il percorso delle votazioni sui temi e la scelta delle persone dovrebbero essere condotti sotto il controllo di un organo terzo del M5S democraticamente eletto.

Ha parlato della necessità di recuperare le competenze che hanno abbandonato il M5S, anche facendo riferimento ad alcuni parlamentari di recente passati al gruppo misto. Come fare?
La prima cosa da cambiare nel M5S è la visione romanocentrica. In 10 anni abbiamo generato una forza propulsiva in tutto il Paese che ci ha portato al governo dell’Italia, ora dobbiamo costruire e produrre il cambiamento anche sui territori. Bisogna sconfiggere la criminalità in tante regioni e città del Paese, dobbiamo realizzare il modello rifiuti zero, dobbiamo estirpare mafie e politici malati dalla sanità, dobbiamo proteggere case e cittadini dalle frane e le alluvioni prodotti dal dissesto idrogeologico, dobbiamo procedere alle bonifiche delle nostre terre violentate dai rifiuti tossici e per fare questo bisogna mobilitare un popolo per cambiare i governi delle regioni avendo un progetto e una visione di cambiamento ben chiara. Questa sfida potrà avvicinare nuovi e vecchi professionisti e competenze e se avremo la bussola e la direzione ben chiara potremmo cambiare il volto di città e regioni come stiamo facendo con le riforme strutturali sulla giustizia, sull’ambiente e con le misure sulla povertà.

Considera il documento preparato da alcuni senatori (dessì e altri) la settimana scorsa una base di discussione per la riforma del M5S?
Tutti i documenti sono legittimi , quello di portavoce comunali che chiedono regole e strumenti nuovi per essere più efficaci nel cambiare le realtà locali , così come la Carta di Firenze 2019 elaborata da attivisti e portavoce. Auspico uno o più momenti di confronto nazionale e regionali prima degli stati generali per costruire insieme punti di incontro tra i diversi documenti già elaborati ed elaborare una proposta corale e condivisa