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#numerochiuso alle università. La parola ai cittadini

Il #M5S ha pronta una proposta di legge a prima firma di Francesco D’Uva della Commissione Cultura alla camera che punterà a rivoluzionare il metodo d’accesso ai corsi di laurea a numero programmato.
numerochiuso
La proposta verrà modificata con gli strumenti di democrazia diretta attraverso il portale LEX del #M5S

Nella programmazione per gli accessi alle lauree a numero chiuso del settore sanitario si tiene conto esclusivamente delle necessità del sistema sanitario nazionale per programmare il numero dei laureati e al contempo permettere alle facoltà che devono acquistare tanto materiale da laboratorio da calibrarlo in funzione degli studenti. Lo stesso principio vale per le altre lauree.

Cambia l’accesso che viene spostato agli anni successivi, mentre ora si accede alle prove ben prima di essere diplomati, addirittura con test di accesso ad Aprile, con la possibilità di superarle solo grazia a dispendiose preparazioni private o vere e proprie raccomandazioni. In definitiva aboliamo il numero chiuso per il primo anno e poi ci saranno i test dal secondo o terzo anno in poi e si potrà sfruttare la preparazione e lo studio degli anni precedenti per superarli.

Per finire la proposta di legge prevede che le borse di studio per gli specializzandi dovranno essere pari al numero dei laureati. Partecipate e completate la legge con noi

0 Commenti

  1. e giusto , studiano solo i migliori cosi dando la garanzia della futura prestazione professionale, ed avendo posto di lavoro (quasi) garantito dopo la laurea. E mai piu laureati che fanno i cammerieri.

  2. E’ molto di buon senso. Parteciperò senz’altro a miglioramenti se ce ne sarà bisogno

  3. numero chiuso x tutte le facoltà. Entrano i migliori e quando escono trovano lavoro. Gli altri si muniscano di buona volontà e vadano ad impararsi un mestiere.

  4. Buona iniziativa, ma cosa impedirebbe le “raccomandazioni” a partire dall’anno successivo? il problema è nella modalità a numero chiuso
    tenendo in considerazione solo un SSN che è malato e che anch’esso andrebbe completamente riformato, per cui direi togliamo quasi il numero chiuso diamo più risorse alle università; dopodiché siamo in europa, mettiamo più posti per chi abbia voglia di intreprendere un indirizzo di studio medico scientifico di iscriversi a lauree in lingua inglese che possano spendere la propria professionalità non solo in italia.
    Sono in disaccordo con il commento di prima il punto non è sfornare meno laureati ma più “professionali” perché di lavoro ce n’è sempre di meno e così ci avvitiamo nella spirale recessiva.

  5. Ottimo, se sei portato ad una certa materia hai modo di approfondire e superare i test negli anni successivi.

  6. NO, assolutamente NO! Il numero chiuso può essere applicato dopo un certo periodo e cioè quando si vede che veramente il soggetto o non è capace, o se ne sbatte perché papà ha i soldi per pagare la laurea, o perché semplicemente preferisce fare sempre festa e gli esami li da a naso. Serve un periodo di “prova” dopo il quale si ammette o no, ma dare subito per scontato che partecipano solo i soliti, mi dispiace ma è forma di classismo e non certo democratico.

  7. La base di partenza è la disponibilità nel proprio paese ed in europa. Sulla base di questo poi si devono creare le future disponibilità, eliminando alla radice i baronati, dove ottuagenari continuano ad occupare posti che dovrebbero essere a disposizione dei giovani laureati.
    Detto questo si possono valutare di applicare vari tipi di metodi che permettano ai meritevoli di ottenere borse di studio ed allo stesso tempo eliminare la possibilità, che uno si laurei a 40 anni, che non ha senso. Il resto si valuterà di volta in volta.
    E’ inamissibile che vi siano a Milano più avvocati che in tutta l’ inghilterra. Non vi è possibilità di lavoro per tutti. mi pare ovvio. E’ come se aprissero uno a fianco dell’ altro, 5 bar, al massimo se ne salvano due, ovvero i più meritevoli, per ovvi motivi commerciali.

  8. Chiunque abbia frequentato l’università si è subito reso conto che (per forza di cose) la maniera in cui si studia all’Università è profondamente diversa da quella in cui si studia al Liceo.
    Per cui dovrebbe essere ovvio che è un nonsenso selezionare sulla base delle conoscenze Liceali e pseudo test attidudinali chi è meritevole di andare all’Università.
    In effetti il numero di studenti che sono stati un disastro al Liceo e sono andati benissimo all’Università,(e viceversa) è più numeroso delle stelle in cielo.
    Del resto credo che i soliti sei o sette esami che si fanno al primo anno dell’Università sono un test più affidabile di qualunque test di ammissione.
    Concordo quindi con la proposta di spostare la selezione al secondo anno di Università.
    Però dovremmo preoccuparci anche di chi “non ce la fa”.
    Nell’antica Cina il sistema dei severi esami per divenire Mandarini funzionò anche grazie al fatto che quelli che non ce la facevano, avevano comunque delle soluzioni di “ripiego”.
    Potevano per esempio diventare “precettori” presso qualche ricca famiglia, oppure dato che di solito erano degli ottimi calligrafi e poeti, si mettevano daccordo con un pittore per lavorare in una forma d’arte tipica della Cina: un quadro dipinto ispirato ad una poesia scritta nel quadro come una didascalia in eleganti ideogrammi cinesi.
    Può sembrare strano, ma molti illustri intellettuali Cinesi, non avendo superato l’esame come Mandarini, riuscirono comunque a campare grazie a questo.
    Non per fare il “Buonista”, ma sinceramente credo che qualunque sistema giustamente selettivo funziona meglio se offre una via d’uscita onorevole per chi non ce la fa.
    Vorrei quindi che nel dibattito che certamente seguirà la proposta del movimento 5*, si toccasse anche questo punto.

  9. Sono d’acoordo che il diritto allo studio debba essere garantito a tutti. Ho solo una osservazione di ordine pratico da fare. Ogni anno partecipano ai test di ammissione a Medicina dai 2000 candidati in su per Universita’, Se tutti dovessero iscriversi al primo anno non vedo in che modo si potrebbero organizzare le lezioni e le esercitazioni. Comunque e’ assolutamente vero che i corsi a pagamento di preparazione al test sono una vergogna.

    • L’osservazione è ottima. Chiunque abbia frequentato corsi universitari sa che la maggior parte degli atenei italiani ha in genere carenze strutturali e organizzative tali da rendere difficoltoso il prender parte alle lezioni.
      Sinceramente mi trovo anch’io molto combattuto nell’ assumere una posizione circa la possibilità di estendere il numero chiuso ai corsi di laurea e , di contro, il diritto allo studio.
      Tutto sta alla base di cosa si intende per Istruzione Universitaria.
      Se la si intende come opportunità per poter approfondire i propri campi di interesse e ampliare la propria cultura, credo che sia uno sbaglio applicare il numero chiuso a tutti i corsi. Il mio senso etico e la concezione egualitaria della società a cui aspiro e che sta alla base della nostra costituzione mi suggeriscono che impedire ad un ragazzo di prender parte ad un percorso di studio sia un grave errore, un sopruso, nonchè un atto di oppressione nei confronti dello sviluppo di una coscienza collettiva più profonda.
      Se invece la si considera come mero strumento per la formazione dei “professionisti” le cose cambiano. Porto ad esempio il mio caso. Sono studente di psicologia a torino e frequento il primo anno del corso di laurea magistrale. Già dai primi anni i nostri professori ci presentarono lo stato attuale della Psicologia in italia: un terzo degli psicologi in Europa proviene dall’Italia. I miei “colleghi” sono circa 200.000. Il nostro è un settore professionale molto complesso e variegato, che specie nell’ambito degli interventi di cura premia l’esperienza nella pratica clinica necessariamente, specie per gli psicoterapeuti, maturata in 4 anni di specializzazione( a carico dello studente, con costi veramente esorbitanti) oltre ai 5 previsti dal piano formativo.
      In questi anni poi il nostro è diventato un terreno di conquista per altre figure professionali attigue, come counselor, motivatori, filosofi (sisi anche loro) formatori ecc ecc, che troppo spesso creano in un certo senso danno di immagine e competizione.
      In un contesto del genere, intraprendere questo percorso diventa arduo e la meta del lavoro si fa sempre piu lontana.
      Inoltre una delle caratteristiche peculiari delle professioni sanitarie e di aiuto, il SAPER ESSERE, risulta essere una qualità indispensabile per il futuro professionista, purtroppo non comune ai più. A cosa serve allora istituire un numero chiuso basato su test che indagano il sapere nozionistico e generale del futuro allievo, dal quale ovviamente non traspare il suo “essere”?
      A cosa serve sfornare ogni anno schiere di laureati in psicologia ( e non psicologi, serve l’esame di stato per poter esercitare) in un mercato difficile e popolato da personaggi poco professionali ?
      In questo caso sento invece il dovere da parte delle istituzioni di tutelare la professione attraverso una netta selezione, per poter offrire cosi all’utenza solo i più meritevoli e preparati, innalzando lo standard qualitativo e l’immagine della figura professionale.

      Come conciliare il tutto??? non saprei…in questi giorni si sta discutendo tra i nostri banchi sull’adozione del numero chiuso…e sinceramente non so come collocarmi

  10. non si può tener conto solo del numero occorrente al servizio nazionale, in questo modo si impedisce di avere possibilità fuori dalla nazione.

  11. No penso che i test di ammissione servano solo all’Università per raccogliere soldi.Sono del parere che si debba dare a tutti la possibilità di frequentare un corso La selezione avviene naturalmente nel corso degli studi L’Università italiana dovrebbe preoccuparsi di selezionare se stessa e migliorare la qualità dell’insegnamento.

  12. Sono contrario al numero chiuso . I test non sono una prova . Alla fine riescono solo i raccomandati. Il figlio del medico per esempio supera sempre la prova.

    • Un test con domande a numero chiuso, selezionate a random tra migliaia di domande che vengono aggiornate e incrementate dai professori ogni mese potrebbe essere una soluzione ai raccomandati, Ovviamente la prova non dovrebbe poter essere fatta a porte chiuse per ciascuno studente……

  13. Sono una studentessa di medicina, figlia di operai, che è entrata al primo tentativo senza dispendiose preparazioni e senza raccomandazioni. Il test di ammissione a tutte le professioni sanitarie è un test a crocette. Sul foglio non si scrive il nome e non si possono fare segni, pena l’espulsione. A ogni candidato viene dato un numero, e il test viene corretto nautomaticamente dalla macchina. Si entra se si fa bene il test. Ci saranno anche le eccezioni ma io onestamente non ho sentito di scandali in tal senso, mentre invece in altri ambiti (ad esempio l’ingresso alle scuole di specializzazione con la vecchia modalità) conta solo da chi sei spallegiato.

    I numeri al momento sono 3500 posti per 8000 candidati. Vanno equiparati perchè noi studiamo 6 anni, e ci ritroviamo a 25 anni con tanti scrifici e nessuna prospettiva lavorativa.
    N:B: SE SI FA IL TEST AL SECONDO ANNO CHI NON ENTRA PERDE UN ANNO. UN ANNO IN CUI NON LAVORA, NON COSTRUISCE NIENTE, SENZA OTTENERE IL MINIMO RISULTATO SE NON ENTRA.
    A me non sembra una grande idea. Basterebbe riportare il test a settembre. D’estate si studia e a settembre si fa il test.

    • Cioé va bene così perché tu sei passata al primo tentativo? Buon per te ma non significa che vada bene per la maggior parte come mezzo di selezione che garantisca tutti, se si discute qui è per modificare le modalità di accesso perché creano molte proteste e ricorsi. In ogni caso penso che sarebbe ottimale potersi misurare direttamente con il corso di studi e “perdere” un anno per sapere se si è all’altezza invece magari essere esclusi sulla base di un test a crocette che per molte cose centra poco; magari non si costruisce niente per un anno però si saprà con più certezza se è quello è il percorso che si vuole proseguire, per ovviare al problema si potrebbe comunque rendere l’anno propedeutico per altri tipi di formazioni o professioni.

    • No perchè le materie del primo e secondo anno prevedono acquisizione di crediti che possono essere adoperate per altre lauree

  14. La possibilita’ di studiare deve essere data a tutti, anche la costituzione sancisce questo diritto. La selezione dovrebbe essere affidata al mercato per le professioni private ed ai concorsi seri e “senza raccomandazioni” per il pubblico. Cosi’ si potrebbe garantire il lavoro solo ai piu’ bravi e rispettare il diritto allo studio di tutti. Se nel pubblico si assumessero solo i piu’ bravi e preparati va da se’ che il privato per avere possibilita’ di riuscita deve essere in grado di competere correttamente con il pubblico. Detto questo si capisce che se il pubblico funziona bene, cioe’ con professionisti capaci e strutture adatte e senza sprechi di soldi, contribuisce a fare una selezione naturale delle professioni senza ledere il diritto allo studio di tutti. E’ pura utopia o leggittima aspirazione?

  15. Io sono più che d’accordo! Però volevo proporre una cosa, perché nn organizzate qualche manifestazione aiutati da noi giovani per far capire a questo governo che ci stanno rovinando! Che non ci permettono di studiare! Forse noi giovani dovremmo svegliarci, però voi in questi mesi avete detto molte cose giuste, ora vorremmo solo vederle messe in atto. E ve lo dice una studentessa che da tre anni combatte con questo numero chiuso per realizzare il suo sogno.

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