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Il futuro del M5S? Appello per andare in #MareAperto

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Ciò di cui abbiamo bisogno nel 2020 è di tuffarci e vivere in Mare Aperto. C’è un solo modo per non morire di egoismi e di rabbia ed è quello di nutrirci di nuovo entusiasmo facendo leva sulle esperienze, sulle energie e le competenze virtuose di migliaia di individui e delle centinaia di organizzazioni sociali esistenti, siano essi vicini o lontani dal M5S. C’è del fuoco ardente, vitale sotto la cenere del nostro Paese e solo se saremo coraggiosi, visionari, pronti a fare una scelta di campo per il futuro allora sfrutteremo questa fase di nuova costituente del M5S per riaccendere l’energia sana del Paese, quella tenuta alla periferia del sistema.

Appare chiaro che non bastano più azioni illuminate che affrontano le emergenze del paese, ma bisogna ritornare nel ventre vivo del Paese per consolidare le conquiste che in questi pochi mesi abbiamo realizzato per difendere i più deboli, i senza futuro e le periferie del sistema e le prime misure a difesa del nostro sistema ecologico.
Bisogna scegliere l’innovazione, le giovani generazioni come punto di riferimento, fare appello all’esperienza e alla vasta società della conoscenza, creativa e artistica di questo paese chiedendo l’aiuto e il supporto di tutti i cittadini proattivi, startuppari, rigeneratori urbani, ecologisti, ricercatori, docenti, bambini, intellettuali, coworkers, genitori, progettisti, sviluppatori di app, gamer, artisti, musicisti, professori, videomakers, social media manager, nativi digitali, movimentisti, prosumer, comunità educanti per la costruzione di una società che delle diversità ne fa una ricchezza, che ama il meticciato e contrasta odio, violenza e illegalità per produrre più libertà per i cittadini di andare in mare aperto senza tirare su muri identitari.
Questa nuova aggregazione di menti, cuori e mani non può non occuparsi del modello di società che vorremo, di una piattaforma etica del nuovo millennio, dell’orizzonte comune nel quale riconoscerci e verso il quale camminare nel mondo post-digitale che verrà. E questa è una sfida anche per il M5S perchè o riusciamo a convogliare energie per rigenerare e ripensare totalmente il M5S o il M5S non avrà più futuro perchè entra nella fase di decomposizione.
Se il M5S non decide la strada della decomposizione, è questo movimento a cui ho donato più di 10 anni della mai vita che può diventare il più grande movimento politico ecologico globale pronto a vincere la sfida contro i cambiamenti climatici e la devastazione ambientale per porre di nuovo questo pianeta nelle condizioni di abitabilità e di qualità della vita e di rapporto equilibrato con la natura che salvaguardi tutte le specie di vita su questo pianeta compreso quella umana. E credo che questa sfida la si può vincere solo con alleanze globali e con soluzioni sistemiche e internazionali che rigettano gli atteggiamenti isolazionisti e di chiusura dei sovranismi nascenti in salsa italiana.

E’ il tempo di conquistare in tutta la società planetaria nuovi diritti sociali e civili insieme ad un’etica quotidiana capace di emozionarci generando sentimenti vitali e al contempo marginalizzando ogni forma di disonestà senza mai ridurre il piano della complessità ad una semplificazione manichea capace di generare solo scontro; ma ancora più forte deve essere il nostro impegno , per troppo tempo assente, nella rigenerazione e rinnovamento dei corpi sociali esistenti. Non solo c’è la necessità di creare nuove organizzazioni, c’è da chiedere un impegno sostanziale sul posto di lavoro, in famiglia, nel tempo libero, nella comunità di amici e conoscenti per cambiare la classe dirigente e crearne di nuova. C’è bisogno anche della responsabilità personale per decidersi di spostarsi dalla periferia del sistema al centro del sistema.
L’orizzonte che immagino non può prescindere da un modello di leadership collettiva in contrapposizione al modello dell’uomo solo al comando o di uomini soli al comando accerchiati da fedelissimi perchè una forza politica che punta sulla società della conoscenza fa affidamento all’intelligenza collettiva di corpi, menti ed emozioni, una forza politica che punta invece sull’uomo solo al comando vuole una società che resti povera economicamente, povera culturalmente e povera in conoscenza in modo da affidare tutto all’uomo forte capaci di costruire illusioni credibili o all’intelligenza artificiale capaci di governare menti senza corpi e senza emozioni. Non più sudditi ma “politica generativa”.