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La prima battaglia vinta per i lavoratori marittimi con il fondo per i 600 euro

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Intendo dare priorità ai lavoratori marittimi duramente segnati dalla pandemia internazionale, adottando ulteriori iniziative volte alla difesa dei diritti della categoria, con questo obiettivo è stato presentato alla Camera dei Deputati un ordine del giorno a firma Gallo, Scagliusi, per tracciare le iniziative da perseguire. Bisogna agevolarli sul fonte economico, sburocratizzare il settore, sostenere le convenzioni, i punti cardini.  Con il decreto legge 14 agosto 2020 abbiamo destinato ai lavoratori marittimi un’indennità di 600 euro per i mesi di giugno e luglio. 26,4 milioni di euro per circa 22.000 persone, valutazione effettuata dagli archivi INPS.

Ad oggi non è disponibile un numero certo dei lavoratori impegnati nel Cluster marittimo in Italia, secondo diversi studi potrebbero essere molti di più. Per dare loro dignità e valore e per avere una migliore conoscenza dei numeri dei lavoratori marittimi, sarebbe opportuno creare un’Anagrafe informatica unica della “Gente di mare”, andare quindi verso la digitalizzazione.

Inoltre ritengo che direttamente connesso al tema del reddito dei lavoratori marittimi ci sia l’obbligo di partecipazione degli stessi a corsi ed attività di formazione obbligatorie per l’ottenimento nonché il rinnovo di certificati e attestati di qualificazione professionale: queste spese sono poste totalmente a carico dei lavoratori stessi, causando, di fatto, una conseguente contrazione del proprio reddito, al solo fine di poter continuare a svolgere il proprio lavoro.

E sottolineo che la richiesta di certificazioni e conseguenti corsi di formazione è una pratica abusata in Italia rispetto al contesto internazionale. A fronte di una riduzione degli obblighi formativi sarebbe auspicabile anche una politica fiscale di favore, che permetta di dedurre questi costi dalla propria dichiarazione redditi, ne ridurrebbe l’impatto finanziario e ad oggi risulterebbe vitale.

Tra le ulteriori indicazioni previste nell’ordine del giorno c’è la forte criticità che riguarda il mercato del lavoro del settore marittimo, quella della mancata attuazione dell’articolo 27 (Collocamento della gente di mare) di cui al Decreto legislativo del 14 settembre 2015, n. 150, che prevedeva la possibilità, da parte delle Capitanerie di porto, di svolgere attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro, in raccordo con le strutture regionali e con l’ANPAL, sulla base di specifiche convenzioni tra quest’ultima e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Convenzioni che non sono mai state siglate, lasciando inapplicata la norma.