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Dalla scuola alla città educante per sviluppare tutte le potenzialità di bambini e ragazzi



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Dato che tutta la popolazione, inclusi i bambini, deve poter essere in condizione di riprendere studio e socialità, quali sono le vostre proposte per la riapertura delle scuole a settembre in presenza?

A settembre in ogni città va costruito un progetto di comunità educante diffusa. E’ arrivato il momento di utilizzare tutta la potenzialità dei nostri bambini realizzando percorsi didattici annuali in collaborazione con i teatri, le biblioteche, i cinema, le palestre, gli impianti sportivi, i parchi ed ogni spazio pubblico e privato che vogliono collaborare in modo strutturale con le scuole. La città deve diventare un grande laboratorio a cielo aperto. Questo comporterà un grosso impegno dei sindaci e di attori e personale fuori dalla scuola e necessita di individuare delle figure nella scuola che si dedichino a tempo pieno a problemi che riguardano gli spostamenti, la logistica, l’organizzazione dei tempi e del personale considerato anche la necessità del rispetto di protocolli di sicurezza anticontagio.

Considerata l’emergenza sanitaria, non ritiene che aprire le aziende tenendo chiusi gli asili nido possa indurre i genitori ad adottare soluzioni fai-da-te (nonni, babysitter), in ordine sparso e al di fuori di qualsiasi controllo sanitario pubblico, aumentando il rischio di contagio anziché diminuirlo?

Stiamo vivendo tutti un grosso disagio a causa di una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero ma se adottiamo tutte le indicazioni sanitarie di distanziamento, utilizzo delle mascherine nei luoghi chiusi e lavaggio continuo delle mani i rischi sono vicini allo zero. Tuttavia ritengo che prima di settembre se vogliamo dare valore alle attività educative dobbiamo rafforzare l’azione dei centri estivi e delle attività educative all’aperto, magari anche convertendo il bonus babysitter per chi predilige una azione didattica per i propri figli e nel Decreto Rilancio ho già delle proposte pronte.

Come mai l’Italia non si sta comportando come altri paesi Europei, come la vicina Francia, che ha già aperto le scuole, seppure in modo graduale nei vari dipartimenti e su base volontaria? Quali sono gli impedimenti specifici della situazione italiana?
Non citerei il caso della Francia che proprio questa settimana ha fatto di nuovo un passo indietro. Sostengo pienamente la linea graduale del governo che evita stop and go, ancora più gravi. Tuttavia appena saranno pronti i protocolli di sicurezza bisognerà partire anche con differenze regionali e comunali affidandoci all’autonomia delle scuole e alla capacità di dirigenti e docenti di costruire il miglior modello per esperienze educative di qualità.

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