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Verso un nuovo modello di scuola, la mia intervista per Orizzonte scuola

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On, Luigi Gallo,

In poche ore dalla chiusura delle scuole, avvenuta a febbraio nelle zone rosse di Lombardia, Emilia e Veneto, più tardi in tutta Italia, la comunità scolastica ha fatto venire fuori il meglio di sé creando una grande alleanza con gli studenti e allestendo così una sorta di gigantesco ospedale didattico da campo a distanza, che ha coinvolto circa 9 milioni di persone tra docenti e alunni, suscitando l’apprezzamento generale nonostante alcune proteste. Quale giudizio ha lei di questa esperienza in corso, anche sul piano organizzativo, dopo tante settimane dl suo avvio?

Con grande piacere ho visto nel Paese, da Nord al Sud, straordinarie iniziative dei docenti che, tramite piattaforme digitali e strumenti di e-learning, sono impegnati nella didattica a distanza: dalle maestre che leggono favole ai bimbi della scuola primaria fino alle lezioni piu’ strutturate per gli studenti degli istituti secondari. In questa fase di grande emergenza, possiamo affermare con fierezza che abbiamo una comunita’ educante – composta da docenti, genitori e ragazzi – che ha reagito e può essere motivo di orgoglio per il Paese. Questa esperienza sul piano organizzativo credo che debba indicarci la strada per adottare piattaforme didattiche digitali più uniformi capaci di garantire efficacia e qualità, conclusasi questa fare di sperimentazione forzata che ha innescato, a mio avviso, una bella miccia di un primo graduale cambiamento.

Ma non mancano i limiti. Il digital divide e la scarsa dimestichezza di molti insegnanti tra i più anziani e tra quelli meno dotati di dimestichezza con le tecnologie hanno certamente influito in negativo

Con mia grossa sorpresa mi hanno scritto docenti di 60 anni che si sono messi in gioco dando il massimo con strumenti digitali che fino al giorno prima non conoscevano e non avevano mai usato. E questo non era assolutamente scontato. Ma conosciamo i limiti del nostro Paese. Per questo siamo intervenuti subito con 85 milioni di euro per l’anno 2020, destinando 10 milioni di euro alla dotazione o al potenziamento di piattaforme e strumenti digitali per l’apprendimento a distanza nelle scuole; 70 milioni di euro per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti e 5 milioni di euro per la formazione del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza. Oggi sono migliaia gli studenti e le famiglie che sono ritornati ad essere inclusi nella propria comunità scolastico senza che nessuno resti indietro. Nel 2013 con un emendamento a mia firma al decreto 104 della Ministra Carrozza, sulla didattica a distanza avevo già proposto una piattaforma di materiale multimediale che funzionasse come biblioteca didattica per tutta la scuola, che doveva seguire il modello del Maiorana di Brindisi. Purtroppo quella norma all’epoca, anche se approvata fu smontata dal ministro. Abbiamo perso inutilmente 6 anni. Ora l’investimento per connettere tutti i cittadini alla rete e costruire un minimo vitale di connessione a tutti, come è stato fatto con i 50 litri di acqua garantiti gratis ad ogni cittadino che cade in stato di povertà , è indispensabile per la fase 2 di questa emergenza.

Tra gli altri punti critici, c’è la mancanza di mezzi economici da parte di un buon numero di famiglie. Peraltro una buona didattica a distanza prevede l’uso di un pc o quanto meno di un tablet, mentre molti erano dotati solo dello smartphone. E’ stato sufficiente secondo lei l’intervento del governo con la dotazione di un finanziamento di 85 milioni per strumenti da dare in comodato ai ragazzi in difficoltà?

Od oggi sembra di si ma è importante continuare il monitoraggio. La cosa drammatica che abbiamo ereditato è la totale assenza di dati sul digital devide, ed è stata meritevole l’azione del ministro Azzolina e del Ministro dell’Università Manfredi che hanno consegnato al paese dei primi dati inediti, su cui costruire le prossime politiche.

Molti bambini delle scuole primarie non stanno partecipando alle lezioni sincrone perché i loro genitori sono impegnati al lavoro e i bambini da soli non sono in grado di gestire la dad. Anche questa è un limite che va superato. In che modo si può intervenire.

Non credo che questo sia un limite. La didattica, la conoscenza, l’apprendimento si sta adattando alla vita quotidiana di tutti i giorni e questo è un bene. La scuola quando diventa un organo separato dalla realtà, dalla vita sociale, economica e politica in cui siamo immersi non riesce a sviluppare il proprio potenziale. Io credo che siamo entrati in un’epoca in cui il mondo asincrono si prenderà più spazio di quello sincrono. Pensiamo alla nostra vita. Molti non seguono più le dirette TV, ma scelgono di volta in volta su piattaforme streaming quello che vogliono vedere in modo asincrono. Quando parliamo con i nostri amici ormai lo facciamo di più con messaggi asincroni nelle nostre chat piuttosto che con la vecchia telefonata sincrona. Credo che anche la didattica sempre di più svilupperà sempre di più sistemi asincroni di comunicazione e tutti i docenti in queste settimane ne sono diventati consapevoli.

Molti insegnanti sono fortemente critici verso la didattica a distanza in atto. Ritengono che si sia trattato di una forzatura con scarsa ricaduta sul piano dell’efficacia dell’azione educativa e formativa. Che cosa ne pensa?

E’ sicuramente una forzatura. Siamo in un’emergenza che il mondo non ha mai conosciuto. La scelta era tra rompere completamente ogni contatto o dar vita ad una comunità digitale. Non c’era altra scelta. Poi solo un folle può pensare che la didattica digitale possa sostituire il rapporto fisico ed emozionale di cui ha bisogno ogni percorso di apprendimento. E’ chiaro però che questi 2 mondi dovranno da oggi in poi coesistere e bisogna sfruttare le potenzialità di questo mix, ricordando che il mondo digitale è anche il mondo di riferimento prevalente delle nuove generazioni.

Alcuni sottolineano l’aumento a dismisura del carico di lavoro, dell’orario raddoppiato, molti lo stress, qualcuno denuncia di aver dovuto far ricorso agli ansiolitici spesso a causa della pressione del proprio dirigente scolastico. Non è possibile intervenire per rimuovere le cause di questo malessere tra i lavoratori?

Stiamo in una condizione difficile per tutti con 56 milioni di cittadini italiani che stanno facendo importanti sacrifici. C’è chi ha perso il lavoro, ha chiuso la propria azienda, chi non ha i soldi per una spesa giornaliera e chi oggi sta facendo smart working affronta dei livelli di stress non indifferenti perchè in un unico ambiente deve conciliare famiglia, lavoro ed affetti. Questi sacrifici servono per curare il nostro Paese e salvare vite umane e con gradualità ci stiamo riuscendo imparando a convivere con una situazione eccezionale che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere

Come si può garantire il diritto alla disconnessione, peraltro previsto nel contratto collettivo di lavoro, di fronte alle sollecitazioni continue provenienti da dirigenti, staff di vicepresidenza, coordinatori di classe, colleghi, alunni?

Molti consigli di classe hanno definito degli orari di disponibilità anche per le comunicazioni interne per ovviare ad un’eccessiva invadenza dei tempi della propria sfera personale e dobbiamo imparare ogni tanto a spegnere il cellulare.

Molti docenti condannano la decisione di rendere in qualche modo esplicita la volontà di non bocciare temendo che questo possa demotivare gli studenti, che non avrebbero più interesse a studiare. E’ fondato secondo lei questo timore?

Questo momento che sta vivendo il Paese e l’intera popolazione mondiale è un momento difficile per tutti, per docenti, bambini, ragazzi e famiglie. Io credo che ogni valutazione fatta alla luce di questo incredibile cambiamento che stiamo vivendo debba essere molto ponderata e debba trovare strumenti straordinari di intervento che siano diversi dalle solite ricette. Io ho tante notizie di studenti molto incuriositi dalle potenzialità della didattica digitale. Ci sono studenti che non si sono mai impegnati e che oggi lo stanno facendo, mettendo in campo abilità che i docenti non avevano mai conosciuto. E’ una fase in cui tutti dobbiamo avere una grossa apertura mentale ed uscire dai vecchi schemi perchè di normale non c’è nulla in questa fase e nessun nonno ci può raccontare di aver vissuto un’esperienza simile.

A settembre si terranno dei corsi di recupero per chi sarà rimasto indietro. Non sarebbe più proficuo prevedere un periodo iniziale di quattro settimane in cui si riprendono i programmi dell’anno precedente, per tutti? E’ vero che qualche docente potrebbe vedervi una mortificazione del lavoro svolto ma non si può immaginare che la pandemia e la chiusura delle scuole non abbiano influito sugli apprendimenti di tutti gli studenti. Che cosa ne pensa?

E’ da tempo che la didattica nelle nostre scuole deve essere personalizzata , non capisco perchè bisognerebbe tornare indietro proprio adesso che anche gli strumenti digitali ci vengono in supporto

I sindacati sono sul piede di guerra e hanno già manifestato dissenso verso la Circolare MI del 17 marzo, la “Circolare Bruschi”, anzi ne hanno proprio chiesto il ritiro. Che cosa si può rispondere alle organizzazioni, preoccupate, come molti docenti, per una possibile compressione dei diritti da parte degli insegnanti?

I sindacati devono aiutare tutte le istituzioni a traghettare questo momento eccezionale che il Paese sta vivendo, con proposte che guardano a tutto il sistema, ai ragazzi, ai bambini, alle famiglie e alle condizioni di sacrificio che stanno vivendo tutti. Tutte le proposte che evitino una totale contrapposizione e che si confrontino con le difficoltà del momento saranno ben accettate.

Gli stessi studenti, il cui diritto costituzionale allo studio le scuole stanno garantendo, sono in grado di reggere allo stress in tutte quelle esperienze scolastiche in cui si riproduce online lo stesso orario di lezione della didattica ordinaria, considerando gli aspetti psicologici legati alla compressione dei diritti costituzionali di libertà e al panico per la pandemia?

5 giorni fa il Ministero dell’istruzione ha diffuso una mini guida per i diritti degli studenti per dare consigli utili su come gestire questi aspetti. Come comunità educante , oggi è più importante di ieri curare l’intelligenza emotiva dei nostri bambini e ragazzi anche con attività concrete da strutturare.

Probabilmente il problema pandemia non sarà completamente risolto entro settembre prossimo. Lei sostiene che la scuola italiana si debba preparare a un nuovo modo di fare didattica. Che cosa significa? Ha in mente di rendere strutturale didattica a distanza?

Le misure che noi riteniamo sia fondamentale attivare per i prossimi mesi sono un aumento delle risorse per le scuole per incidere proprio sulla capacità di avere meno studenti assembrati all’interno delle aule. Ci dobbiamo preparare ad un nuovo modello di scuola che cerca di mixare le due modalità che sono in atto in questo momento: la presenza fisica e la didattica digitale e a distanza. Questo proprio al fine di garantire un rientro nelle scuole che permetta di evitare il ritorno alle classi affollate di prima, che non fanno bene né alla salute degli studenti e né all’apprendimento di questi ultimi.

Sempre a settembre prossimo si riproporrà ancora più gravemente il problema del precariato per vari motivi e con i conflitti legati al mancato aggiornamento delle graduatorie. Se si dovesse rendere necessaria la didattica a distanza anche il prossimo anno come si farà a gestire la didattica degli alunni che conosceranno per la prima volta i propri insegnanti su uno schermo? Che cosa si può fare per evitare questo disagio almeno ai più piccoli?

Il tema della continuità e della qualità della didattica soprattutto per i più piccoli è di straordinaria importanza in questo momento. Credo che sempre di più il mondo della scuola abbia bisogno di task force educative con nuovi specialisti tra pedagogisti, educatori, psicologi, ricercatori a supporto delle nuove sfide che dobbiamo affrontare tutti insieme

Le diplomate e i diplomati magistrale ante 2001, che per ordine della magistratura amministrativa hanno subìto la perdita del ruolo assunto con riserva, dopo molti anni di precariato nelle scuole, chiedono ora al ministero di rivedere la propria posizione e di arrivare a una sanatoria che consenta loro di tornare a una vita personale e professionale serena, con una riassunzione in ruolo, e ai bambini di mantenere il proprio insegnante in un periodo così difficile per tutti, e soprattutto per loro. Che cosa si può rispondere a professionisti che hanno maturato una lunga esperienza didattica nella scuola italiana e che peraltro vengono ora utilizzati come precari?

Dobbiamo fare i conti con l’organico della scuola che, a fronte di una riduzione drastica del numero degli studenti , il ministro è riuscito a salvaguardare, recuperando 24mila cattedre che permetteranno un graduale assorbimento dei precari. Si può fare di più con le misure che metteremo in campo per evitare classi sovraffollate e salvaguardare le vite degli studenti e del personale scolastico

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