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In legge di bilancio la lotta alle mafie attraverso la cultura e le politiche sociali

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Vi dico che sono di Torre del Greco per raccontarvi di un territorio in cui la magistratura indaga per voto di scambio. Lì non c’è stata solo compravendita di voti, ma anche lo scambio della spesa, addirittura si parla di una persona del territorio intenta a distribuire pacchi dell’UNICEF da 20 euro per avere in cambio il voto.

Al di là dei fatti cruenti, che comunque sono all’ordine del giorno sul nostro territorio, basti ricordare l’uomo ucciso pochi mesi fa a Napoli est proprio di fronte un istituto scolastico, tutto questo crea un clima di mancata libertà. I cittadini sono poco liberi di pensare a una vita diversa su questi territori.

Nonostante ci siano una magistratura forte e delle forze dell’ordine molto in gamba che sgominano clan su clan, c’è da dire una cosa: quando viene sgominato un clan importante si apre lo spazio ai clan più piccoli che assoldano ragazzi tra le loro fila di morte. Questi ragazzi, una volta presa la via della strada, cominciano a delinquere e, nel peggiore dei casi, a uccidersi tra loro.

Come fa a funzionare questo sistema che all’infinito toglie una testa grande e ne ricava due piccole che producono maggior violenza e degrado? C’è un altro modo.

Si può sottrarre ossigeno dando opportunità diverse, creando una rete di protezione per famiglie e rischio e minori a rischio.
Io stesso ho incontrato quelli che all’epoca erano bambini di Caivano e di altri quartieri che dopo 20 anni di carcere tornavano sui territori per recuperare i bambini perché avevano vissuto sulla loro pelle quella terribile esperienza. Loro mi dicevano: se ci fosse stato il tempo pieno a scuola, in cui io avessi avuto la possibilità di fare cose interessanti, di certo non sarei stato in strada a rompere lampioni e poi man mano venire trascinato da chi spaccia per poi finire con una pistola in mano. Il tempo pieno non è la soluzione a tutti i mali, ma sicuramente la scuola rappresenta un presidio culturale importante che può far in maniera eccellente un monitoraggio dei minori a rischio presenti.

Oggi il sistema funziona così: la scuola fa il monitoraggio, segnala alle politiche sociali questi bambini e ragazzi che hanno alle spalle situazioni familiari complicate con padri in carcere e madri strette nella logica della prostituzione, e il più delle volte la storia finisce lì. Perché a Napoli, ad esempio, abbiamo uno o due operatori delle politiche sociali.
Mi dite come affrontiamo questo enorme problema?

Al tempo pieno vanno affiancate misure importanti come un piano straordinario di assunzione sulle politiche sociali e la costruzione di una rete di protezione per famiglie a rischio.
Una rete che consenta alle madri che oggi spacciano o si prostituiscono delle alternative lavorative reali.

Una rete che dia delle opportunità tangibili a un ragazzo di strada che, per la prima volta, scopre intorno a lui presidi culturali aperti, corsi da frequentare, mostre, programmi teatrali e cinematografici da poter vedere in forma gratuita. Che, per la prima volta, scopra intorno a lui presidi culturali che finalmente si sono messi insieme e che non devono vincere il progetto singolo, ogni anno, perché c’è una programmazione pluriennale di investimenti.

Allora lì c’è un patto sociale culturale ed educativo e un intervento vero dello stato in cui il cittadino possa sentirsi al sicuro. Da una parte, quindi, la criminalità organizzata e dall’altra la società civile organizzata.

Tutto questo l’abbiamo elaborato in Parlamento come una mozione, ma anche come emendamento al decreto sicurezza perché volevamo dire: caro Salvini, inutile fare sparate. Se non intervieni con misure strutturali non affronterai mai i veri problemi di sicurezza che viviamo sulla nostra pelle.

Naturalmente l’emendamento non è passato, ma oggi è diventata una norma di legge che stiamo scrivendo e proponendo ai Ministri delle politiche giovanili, dell’istruzione, del sud, della cultura, coinvolgendo anche gli affari sociali, perché è chiaro che si tratta di un intervento da porre in atto in maniera collegiale. Perché parliamo di un problema enorme, che condiziona la vita dei cittadini.

Pensate che Napoli è terza nel Paese per start up, quello che produciamo, i numeri che abbiamo dovrebbero portarci a un livello totalmente diverso di sviluppo, occupazionale, eppure non è così, eppure Napoli e tanti altri territori sono ingabbiati dal degrado, dalla violenza, dalle mafie che ci mettono in ginocchio.

Questa deve essere una lotta importantissima per i prossimi tre anni a partire da questa legge di bilancio

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