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L’Italia accetta la sfida di Google e Bill Gates

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A chi appartiene la conoscenza scientifica? Ai ricercatori che la producono o ai cittadini che la finanziano con le imposte?
A nessuno dei due. Di fatto, la conoscenza scientifica è proprietà degli editori.
A volte non posso leggere un articolo interessante perché è stato pubblicato su una rivista a cui la mia università non è abbonata. E per i ricercatori dei paesi meno ricchi è anche peggio, per non parlare di tutte le altre persone a cui potrebbero interessare questi studi ma non possono accedervi: insegnanti, fondatori di start up, operatori. Erano le parole di Marc Robinson Rechavi, ricercatore di bioinformatica dell’Università di Losanna.
Queste parole ci dicono, in sostanza, che la società della conoscenza che noi crediamo di dover realizzare, in realtà non si sta realizzando così facilmente.
E questo mina la nostra libertà di cittadini. La nostra stessa Democrazia perché essa prevede che io scelgo perché conosco, e quindi se non riesco ad avere informazioni, se non riesco ad accedere alla conoscenza non riesco a decidere in maniera certa e intelligente.
Allora è necessario intervenire sull’accesso alle riviste scientifiche, alle ricerche scientifiche.
Questa legge costruisce il motore della conoscenza. Il motore che è costituito da un sistema interoperabile che partirà grazie al finanziamento di 1 milione di euro per costituire la interoperabilità di tutti i sistemi già esistenti.
Perché le nostre università, gli enti di ricerca, hanno già delle piattaforme aperte ma hanno bisogno di un motore di ricerca che permetta, attraverso una semplice parola, di arrivare alla ricerca di interesse. Questo significa dare libertà al cittadino di accedere direttamente alla fonte.
Oggi questo non è possibile senza questa legge. Perché oggi che la conoscenza è filtrata da altri motori di ricerca: Google, ad esempio. I nostri governi precedenti hanno affidato allo stesso Google la digitalizzazione del nostro patrimonio culturale – artistico. Dando la proprietà del nostro patrimonio direttamente a una multinazionale straniera privata.
Mentre Bill Gates compra il Codice Da Vinci perché ha compreso che il controllo della conoscenza è il prossimo passo per mettere in ginocchio i cittadini e controllarli. Qui, per fortuna, in Parlamento c’è una maggioranza che decide di rendere quella conoscenza ad accesso aperto: non di Bill Gates e Google, ma dei cittadini e dello Stato.
CI sono alcuni miti che vanno sfatati, alcuni pregiudizi, mistificazioni e capovolgimenti della realtà. Lo facciamo con questo atto concreto. Una legge scritta nero su bianco.
Abbiamo sentito altre volte in Aula disegnare il Movimento 5 Stelle come la forza politica delle fake news. Come il Movimento degli scappati di casa, che non hanno conoscenze. Io invece sono fiero del Movimento 5 Stelle di cui faccio parte, pieno di professionisti: Presidenti di Ordini di avvocati, Presidenti di Ordini di ingegneri, dirigenti scolastici, medici, direttori di orchestra. Sono queste le persone che stanno investendo nell’istruzione, nella cultura e nella ricerca.
Perché, lo diciamo subito, ma in legge di bilancio abbiamo portato il Fondo di Finanziamento degli enti di ricerca a un miliardo e 803 milioni nel 2019 mentre nel 2018 era di un miliardo e 697 milioni. Con il primo atto della Commissione Cultura abbiamo deciso di vincolare 68 milioni di un decreto di ripartizione dei fondi di finanziamento della ricerca per la stabilizzazione dei precari. Potevamo fare come gli altri governi, io c’ero, al primo anno del Governo del Partito Democratico è arrivato il bilancio di Monti e il PD l’ha approvato così com’era. Noi come primo atto abbiamo utilizzato 68 Milioni per stabilizzare i ricercatori e oggi lo stanno facendo. Il CNR ha stabilizzato già 1000 ricercatori e questa settimana con i fondi aggiuntivi messi in legge di bilancio, sono stati assunti 1511 ricercatori nelle università che erano a tempo determinato di tipo B.
Sempre grazie al lavoro Parlamentare, quello che non si vede, quello di tutti giorni, sono stati aumentati di 30 Milioni i finanziamenti al Consiglio Nazionale della Ricerca CNR e 10 Milioni per i prossimi anni.
Tutto questo in un Paese che investiva nella ricerca 1,3% del Pil, mentre in Germania il 3%, in Francia il 2,2%, in Giappone il 3%, negli USA il 2,8%. Noi siamo la maggioranza che sta invertendo la tendenza di investimenti nella ricerca.
Ma noi stiamo dando anche un nuovo diritto ai cittadini. Stiamo applicando la Costituzione nell’art.9, che dice “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica”
Nessuna legge migliore di questa può produrre la divulgazione scientifica perché stiamo dando la possibilità ai ricercatori di ritornare proprietari della loro ricerca. Loro hanno realizzato una ricerca e dopo 6 o 12 mesi ne ritornano proprietari per pubblicarla su una piattaforma di accesso aperto. A questo punto diamo un diritto di conoscenza anche ai cittadini che possono accedere a queste informazioni sulle piattaforme aperte.
Per la prima volta l’Italia non è ultima e applica uno degli obiettivi Horizon2020. Prima di noi l’hanno fatto solo la Germania, il Belgio e l’Olanda e adesso, finalmente, l’Italia applica una legge sull’accesso aperto prima di tutti gli altri.
E mi dispiace per chi sull’innovazione ha delle posizioni a fasi alterne. Un giorno approva una legge sull’innovazione dichiarandola “ il futuro” e il giorno dopo dichiara che non è più così. Il motivo è che quando le lobby vogliono quell’innovazione si approva in fretta e furia. Quando invece le lobby si oppongono si decide che quella è un’innovazione non positiva.
Il premio Nobel Dario Fo dice che fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere. Perché conoscere è saper legge, interpretare, verificare di persona. E’ questo quello che stiamo facendo.
E io sono contento che in queste ultime due settimane il Parlamento abbia portato 3 proposte di legge nate dal Parlamento: lo scambio politico mafioso, il registro tumori e questa sull’accesso aperto. Segno che all’interno del parlamento si sta sviluppando quell’intelligenza collettiva richiesta dalle nostre funzioni e dal comportamento di tutti i Parlamentari

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