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IL PD NON DIFENDERA’ MAI L’ACQUA PUBBLICA! IN QUEST’INTERVISTA NON FACCIO SCONTI A NESSUNO

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“IL PD NON DIFENDERA’ MAI L’ACQUA PUBBLICA”

In questa intervista denuncio tutti gli intrecci dei partiti nella gestione dell’acqua. Datemi una mano a fare viaggiare l’informazione.

– Onorevole, l’Antitrust ha riconosciuto le pratiche scorrette di Gori e Acea: le battaglie che sta conducendo il Movimento 5 Stelle a difesa dell’acqua pubblica vanno evidentemente nella direzione giusta?

Non parlavamo di “bollette pazze” a caso. L ‘Antitrust ha individuato pratiche commerciali scorrette, come la mancata lettura periodica dei contatori o la mancata acquisizione delle autoletture comunicate dagli utenti. Non è possibile fatturare sulla base di stime, spesso rivelatesi errate o eccessivamente elevate. Il Movimento Cinque Stelle lo ha sempre denunciato all’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico, segnalazioni di cui prende nota anche l ‘Antitrust prevedendo multe onerose per Gori e le altre Spa dell’acqua. Sono pratiche di cui siamo costretti ad occuparci da tempo, denunciando le irregolarità e che ci hanno costretto alla creazione dello “Scudo No Gori “, uno sportello per difendere i cittadini da bollette pazze e distacchi dei contatori.

– Le due società dovranno pagare una multa salata; la Gori, tra l’altro, è già debitrice di una grossa somma alla Regione Campania per debiti pregressi. Proprio al Movimento 5 Stelle un sindacato ha denunciato che in azienda non si respira una buona aria, i lavoratori sono preoccupati che per pagare multe e debiti ci rimetteranno in termini occupazionali. C’è da vigilare attentamente, non trova?

In Campania esiste un’unica strada per salvaguardare lavoratori e i consumatori ed è la pubblicizzazione del servizio idrico con il controllo dei cittadini. Per farlo bisogna passare dalla liquidazione di Gori, azienda che ha debiti verso la Regione che ammontano a 92 milioni di euro, solo negli ultimi 2 anni e oltre 200 mln di debiti pregressi. La procedura di messa in mora della Gori ha iniziato il suo corso grazie al lavoro del Movimento 5 Stelle in Regione Campania. I responsabili di questa gestione della Gori sono naturalmente da ricercare nelle figure apicali e dirigenziali e non bisogna far cadere le colpe su lavoratori onesti e professionali.

– Lucrare su un bene universalmente riconosciuto come ‘comune’ è una violazione molto grave. Eppure lo si fa. Chi c’è dietro questo business?

In Acea c’è la multinazionale Suez francese, c’è Caltagirone imprenditore nel campo immobiliare, dei media e con importanti partecipazioni in assicurazioni e banche, ma ci sono anche i partiti (attualmente il Presidente della Gori, è un ex-candidato del Pdl alle elezioni nazionali). Con una spa si deve fare l’interesse degli azionisti, mentre la gestione dell’acqua dovrebbe avere come unico interesse i cittadini che devono avere accesso ad un servizio vitale per la propria esistenza, per questo chiediamo una gestione pubblica con una azienda speciale controllata dai cittadini.

– Il governatore De Luca farà mai quello che chiede il M5S, ovvero mettere in liquidazione la Gori, creatura che grazie alla filiera Caldoro-Sarro-Caltagirone è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo quinquennio?

Credo che per il Pd sarà difficile colpire un pezzo del suo stesso partito. Non ha le mani libere. C’è stata una commistione tra Pd e Gori evidente in questi anni, poiché, in alcuni periodi, segretari del Pd e dirigenti Gori coincidevano. Uno dei fautori della privatizzazione della gestione dell’acqua nei 76 comuni del vesuviano sarnese fu Alberto Irace, vicesindaco di Castellammare di Stabia in quota Pds che poi ha fatto una carriera fulminante nel settore idrico fondando l’attuale gestore Gori Spa.

– Ci sono dunque responsabilità che superano i confini della Campania… Lei, a Roma, da parlamentare, che ha intenzione di fare per difendere l’acqua pubblica?

Ci sono responsabilità renziane. Lo stesso ad di Acea, Alberto Irace, è un renziano della prima ora ed è stato amministratore delegato per i servizi idrici della regione Toscana e del ciclo integrato dell’acqua a Firenze. Il governo del Pd vuole che le acque del nostro paese siano gestite da 4-5 player in tutta la nazione e spinge i comuni a vendere le proprie quote nelle partecipate pubbliche ai privati. In parlamento stiamo contrastando queste azioni e quest’anni porteremo in votazione in aula alla Camera la legge popolare per la ripubblicizzazione dei servizi per l’acqua pubblica. Dovrà partire dal Paese reale, con la mobilitazione di tutti i cittadini, una grande sfida al Pd un tema che riguarda la vita di tutti noi.

Questo è il mio intervenuto in AULA con cui denuncio il sistema malato di privatizzazione dell’acqua che questo Governo persegue, spingendo verso la creazione di quattro, cinque gestori nazionali privati, tra cui c’è anche ACEA, guidata dal pupillo di Renzi Irace.

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