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Una comunità gioiosa


Il 9 e il 10 ottobre 2009 ho partecipato con i movimenti italiani che leggono le riviste di Carta, Altreconomia e Valori al convegno Democrazia Km0. Queste sono state le mie conclusioni.

Dopo aver parlato con ognuno di voi sono ancora più convinto che bisogna partire dalla comunità. E’ vero che ognuno di noi ha sentito parlare, ha letto delle esperienze degli altri, ma manca l’immersione totale negli altri.
La comunità ha un progetto comune, ma la comunità, per prima cosa, ha bisogno di stabilire delle relazioni profonde e di fiducia.
Viene prima l’umanità e poi il progetto politico.

Sul nostro territorio ci stiamo tentando ed è un gioioso esperimento, ma è il momento di superare i confini territoriali. Quando c’è «comunità», c’è poi la possibilità di conoscere realmente i suoi bisogni. Perchè è da li che bisogna partire. Relazioni, bisogni, il buen viver, la gioia.

Vorrei ricordare che ci sono milioni di persone che passano il weekend nel centri commerciali, ci sono milioni di persone che lavorano dodici ore al giorno, ci sono migranti, donne, giovani che noi non intercettiamo […] Cosa possiamo fare?
Trovo sempre risposta nella creazione della comunità e del suo allargamento.

Sul come, aggiungo, dobbiamo lavorare molto col web, per evitare spostameti inutili, inquinamento e utilizzare tutti gli strumenti oggi a disposizione [videoconferenze, un nostro canale su Youtube]. Oggi, io come molti, non ci sentiamo pienamente rappresentati nè da tv e quotidiani, né da webtv, e credo che almeno quest’ultima sia alla nostra portata.
Restringiamo gli incontri faccia a faccia alla necessità di stringere relazioni, conoscerci e fare pratica di nuovi modelli di società.
Per questi motivi propongo che in primavera o in estate siano promossi dei campi di condivisione rivolti a tutti i movimenti disseminati sui territori.

Immagino il campo di condivisione come un vivere insieme per almeno cinque giorni in un luogo fisico comune dove si sperimentano alternative, si realizzino laboratori, si conosca il territorio e si scoprano i bisogni dell’«altra società».

Ciò è di per se un sistema di inclusione accattivante e gioioso.

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