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Generazioni che ancora vogliono scegliere il loro futuro

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Mi sembra giusto dare spazio sul blog a questa lettera scritta da persone che invece di trascorrere il loro capodanno con gli amici, le loro vacanze natalizie con la famiglia hanno dedicato anche questo tempo a chiedere l’impegno opportuno per salvare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici.
Hanno rinunciato al calduccio delle loro case, a scartucciare pacchetti regalo, agli allegri brindisi e in centinaia sono stati arrestati.
Ieri Natasha Verco e Noah Daniel Weiss sono stati rilasciati!

Pensiero di fine anno dalla Danimarca
Lettera da Cop.enhagen di Luca Tornatore e degli altri attivisti ancora
trattenuti nelle carceri danesi dalle giornate del Cop15
31 / 12 / 2009

C’è del marcio (non solo) in Danimarca. E’ un fatto assodato che
migliaia di persone siano state considerate, senza alcuna prova, una
minaccia per la società. Centinaia di queste sono state arrestate e
alcune rimangono tuttora detenute, in attesa di giudizio o sotto
inchiesta. Tra loro anche noi, i firmatari di questa lettera.Vorremmo
raccontarvi la storia dal peculiare punto di vista di chi ancora vede il
cielo attraverso le sbarre. Una riunione ONU di importanza cruciale è
fallita a causa delle molte contraddizioni e delle tensioni emerse
durante COP15. La maggiore preoccupazione dei potenti è stata la
gestione del rifornimento energetico nella prospettiva di una crescita
infinita. Così è accaduto, sia nel caso dei paesi sovra-sviluppati, come
quelli dell’Unione Europea o gli U.S.A., sia nel caso dei cosiddetti
paesi in via di sviluppo come la Cina o il Brasile. Al contrario,
centinaia di delegati e migliaia di persone nelle strade hanno
sottolineato quanto la logica della vita debba essere (ed in effetti è)
opposta a quella del profitto. Noi abbiamo affermato con forza la nostra
volontà di porre un freno alla pressione antropica sulla biosfera. Una
crisi del paradigma energetico è dietro l’angolo. Il meccanismo della
governance globale si è rivelato decisamente precario. I potenti hanno
fallito due volte. La prima nel raggiungere un accordo di equilibrio
interno. La seconda nel mantenere un controllo formale della
discussione.Il cambiamento climatico è l’estrema e definitiva
espressione della violenza del paradigma della crescita capitalista. In
tutto il mondo molte persone stanno esprimendo, con forza sempre
maggiore, la loro volontà di ribellarsi contro questa violenza. Lo
abbiamo visto in Copenaghen e assieme abbiamo visto la stessa violenza
di cui sopra. Centinaia di persone sono state arrestate senza alcuna
ragione e senza prove, magari per aver partecipato a manifestazioni
pacifiche e legittime. Persino semplici esempi di disobbedienza civile
sono stati considerati come una seria minaccia all’ordine sociale. In
risposta noi chiediamo: Quale ordine minacciamo e chi lo ha costruito?
Si tratta di quell’ordine in cui non siamo più padroni dei nostri corpi?
Un ordine ben oltre i termini di ogni ragionevole “contratto sociale”
che saremmo disposti a firmare, dove i nostri corpi possono essere
presi, governati, costretti e imprigionati senza alcuna prova certa di
crimine. Si tratta di quell’ordine in cui le decisioni sono sempre più
protette da ogni conflitto sociale? Dove la governance appartiene sempre
meno alle persone, nemmeno attraverso il parlamento? In verità, a
governare al di sopra di ogni controllo sono organismi non democratici
come il WTO, il FMI e i vari G8, G22, G2, ecc. Siamo costretti a notare
come il teatro della democrazia crolli non appena ci si avvicini al
cuore del potere.Ecco perché pretendiamo che il potere ritorni alle
persone. Vogliamo il potere di decidere delle nostre vite. Soprattutto,
vogliamo il potere di contrapporre la logica della vita e dei commons a
quella del profitto. Forse tutto ciò è stato dichiarato illegale, ma noi
continuiamo a considerarlo pienamente legittimo. Visto che nel teatro
crollato non rimane alcuno spazio reale, abbiamo costruito la nostra
forza collettiva per prendere posizione sulla questione climatica ed
energetica. Questione che, secondo noi, comprende nodi critici di
giustizia globale, sopravvivenza del genere umano e indipendenza
energetica. Lo abbiamo fatto scendendo in strada con i nostri corpi.Noi
preferiamo entrare nello spazio chiuso del potere ballando e cantando.
Avremmo voluto farlo al Bella Center, per disturbare la sessione assieme
a centinaia di delegati. Ma siamo stati, come sempre, violentemente
ostacolati dalla polizia. Hanno arrestato i nostri corpi nel tentativo
di arrestare le nostre idee. Abbiamo messo a rischio i nostri corpi,
tentando di proteggerli solo stringendoci uno all’altro. Noi diamo
valore ai nostri corpi: ci servono per fare l’amore, per stare assieme e
per goderci la vita. Essi contengono i nostri cervelli, con idee e
visioni brillanti. Contengono i nostri cuori pieni di passione e di
gioia. Ad ogni modo li abbiamo sottoposti al rischio di finire rinchiusi
in prigione. Ma quale sarebbe il valore dei nostri pensieri e dei nostri
sentimenti se i nostri corpi non si muovessero? Non fare nulla,
“lasciare che accada”, sarebbe la peggiore forma di complicità con il
business che ha voluto sabotare il meeting delle Nazioni Unite. Ci siamo
mossi al COP 15 e continueremo a farlo.

Proprio come l’amore, la disobbedienza civile non può essere raccontata.
Dobbiamo farla con i nostri corpi. Altrimenti non penseremmo davvero a
quello che amiamo e non ameremmo davvero quello che pensiamo. E’ così
semplice. E’ una questione di amore, giustizia e dignità.

Il modo in cui si è concluso il COP15 prova che avevamo ragione. Molti
di noi stanno pagando ciò che è inevitabile per una repressione
ossessiva, totale e pervasiva: la necessità di trovare un colpevole ad
ogni costo o di inventarselo (magari assieme al crimine). Siamo detenuti
con accuse evidentemente assurde che riguardano violenze mai avvenute,
cospirazioni e organizzazione di azioni contro la legge.

Non ci sentiamo colpevoli per avere espresso, in migliaia, la pretesa
dell’indipendenza delle nostre vite dal diktat del profitto. Se le leggi
si oppongono a questo, allora è stato legittimo violarle pacificamente
(seppur con determinazione). Siamo solo temporaneamente trattenuti,
pronti a navigare ancora con un vento più forte che mai. E’ una
questione di amore, giustizia e dignità.

Luca Tornatore

Natasha Verco – Climate Justice Action
Johannes Paul Schul Meyer
Arvip Peschel
Christian Becker
Kharlanchuck Dzmitry
Cristoph Lang
Anthony Arrabal
da http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Pensiero-di-fine-anno-dalla-Danimarca/3404

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